“L’ossessione per i numeri”

Da Papalepapale una arguta e sarcastica riflessione su alcune manie clericali:

” […] La grande giustificante di massa a tutto questo, a questo uscire “fuori” per andare “tra la gente” che in genere si riduce a un uscire fuori dalla Chiesa e basta, è la questione dei numeri.

È la grande ossessione clericale delle chiese “vuote” – e rendono la pariglia agli ecologisti con l’ossessione del mondo “troppo pieno”, per cui si pensa a strategie per spopolarlo di umani e ripopolarlo di animali in via d’estinzione – l’ossessione, dicevo, delle chiese o semi-vuote o semi-piene. Questa smania smodata di riempire di presenze, giacché è la presenza che ormai conta, non la qualità e il senso della presenza. Come, appunto, per il pubblico di un qualsiasi cabaret: conta si vendano tutti i biglietti. Onde tutto bisogna sacrificare al “tutto esaurito”. Spesso riuscendoci. Continua a leggere

Pentecoste

 Spirito_Santo

Πνεῦμα Θεοῦ, σὺ δ’ ἔμοιγε νόον καὶ γλῶσσαν ἐγείροις

ἀτρεκίης σάλπιγγα ἐρίβρομον, ὥς κεν ἅπαντες

τέρπωνται κατὰ θυμὸν ὅλῃ Θεότητι μιγέντες.

 

« Spirito di Dio, desta in me, ti prego, intelletto e lingua per esser tromba risonante dell’esatta verità, affinché tutti quanti godano in cuor loro unendosi all’intera natura divina».

San Gregorio di Nazianzo, Carm. I 1, 1, 22-24.

Foto della Messa tridentina nella Basilica di S. Michele Arcangelo

Lo scorso 2 giugno, alle ore 12:00, il Cardinale Raymond Leo Burke ha celebrato la S. Messa prelatizia in rito romano antico nella Basilica di S. Michele a Monte Sant’Angelo (FG), su iniziativa della “Scuola Ecclesia Mater“, che coordina i gruppi stabili attivi nel territorio pugliese. Sia lodata la Provvidenza Divina, che ha voluto che, dopo quarant’anni, ritornasse la Messa di sempre nel Santuario del Gargano. Un ringraziamento anche al Card. Burke, intrepido difensore dei diritti di Dio e instancabile promotore dell’applicazione del motu proprio “Summorum Pontificum”.

Ho avuto modo di scattare alcune foto. Eccone una selezione:

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Omelia all'ambone

Omelia all’ambone

 

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Comunicazione

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Fra qualche giorno un comunicato del Coetus fidelium sant’Andrea Avellino fornirà il calendario delle prossime SS. Messe in Rito Romano antico nella Basilica di S. Paolo Maggiore, la data di inizio della sospensione estiva e quella della ripresa delle celebrazioni a settembre.

Conferenza di Mons. Nicola Bux a Napoli: resoconto dell’Agenzia di Stampa ASCA

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L’Agenzia di Stampa ASCA ha pubblicato un sintetico resoconto della conferenza di Mons. Nicola Bux a Napoli dello scorso 17 maggio.

Ecco il testo:

«(ASCA) – Napoli, 19 mag 2014 – ”La parola ‘liturgia’ deriva dal greco e vuol dire ‘culto pubblico’. Chi la svolge e’ solo un ministro. Il protagonista e’ Dio. Oggi, purtroppo, molto spesso la liturgia sembra un intrattenimento simile a quelli di animazione dei villaggi turistici. E’ necessario ridare a Dio il Suo diritto, restituire a Dio il primato del culto. Come ha detto Benedetto XVI, bisogna ridare a Dio il centro nella liturgia”. E’ netto il giudizio del teologo e liturgista don Nicola Bux nella conferenza tenutasi sabato sera in un albergo napoletano per iniziativa di ‘Una Voce’ e di ‘Fraternita’ Cattolica’ sul tema ”Quali diritti ha Dio nella sacra liturgia?”. Per don Bux e’ evidente ”un processo di antropomorfizzazione che ha detronizzato Dio e messo al centro delle celebrazioni liturgiche la figura dell’uomo” con ”il sacerdote che dà le spalle a Dio e si rivolge ai fedeli dal centro della scena, quasi fosse un attore”. ”Una prassi – sottolinea – che non e’ prevista da alcun documento post conciliare”. Di qui la riflessione sulla liturgia celebrata secondo il rito romano antico, la messa tridentina. ”Non si tratta, come qualcuno dice, di dare le spalle al popolo. Il sacerdote e’ un ministro che svolge la funzione, celebra ”versus Deum”. Sia lui che i fedeli sono rivolti verso Dio. D’altronde, non e’ quello che fa un direttore d’orchestra? Da’ le spalle al pubblico rivolto verso i musicisti”. Nel corso della serata e’ stato presentato il libro di Daniele Nigro ”I diritti di Dio. La liturgia dopo il Vaticano II” (Sugarco) con prefazione del Cardinale Raymond Leo Burke. Presenti sacerdoti e fedeli dei ‘Coetus fidelium’ (Gruppi stabili) costituiti a norma del Motu proprio Summorum Pontificum di Papa Benedetto XVI. Agli organizzatori e partecipanti e’ giunto il saluto del Cardinale di Napoli, Crescenzio Sepe, che si e’ congratulato per la ”lodevole iniziativa” dicendosi certo che ”il contributo di don Bux costituira’ un arricchimento per tutti, favorendo una crescita spirituale e religiosa”».

Luget plebs fidelium

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Ho letto poc’anzi, su Corrispondenza Romana, una tristissima notizia, che purtroppo non giunge inattesa: dopo il devastante Commissariamento dei Frati Francescani dell’Immacolata, è iniziato il Calvario anche del ramo femminile, quello delle Suore Francescane dell’Immacolata, sottoposte ora al regime di una Visitatrice Apostolica, «con poteri di ferreo controllo» – scrive Roberto De Mattei  (vd. infra) «che di fatto equivalgono a quelli di una “commissaria”». Non possiamo che pregare la Regina delle Vergini per queste Sue care Figlie, affinché le custodisca nel Suo Cuore Immacolato in questo momento di tenebra e affinché illumini i loro persecutori.

Riporto l’articolo del Prof. De Mattei:

« Gli ultimi dubbi, per chi ancora ne avesse, sono definitivamente caduti. Esiste un piano per la sistematica distruzione dei Francescani e delle Francescane dell’Immacolata, i due istituti religiosi fondati da padre Stefano Maria Manelli, oggi travolti dalla bufera.

Lunedì 19 maggio 2014, il cardinale João Braz de Aviz, prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata, ha annunciato alla Madre generale delle Francescane dell’Immacolata, la nomina, con effetto immediato, di una “visitatrice” per l’Istituto, con poteri di ferreo controllo che di fatto equivalgono a quelli di una “commissaria”. Nella casa generalizia delle Frattocchie si è insediata, ipso facto, suor Fernanda Barbiero, dell’Istituto Suore Maestre S. Dorotea, una religiosa “adulta” e aggiornata, di tendenza moderatamente femminista, fautrice, con qualche anno di ritardo, dell’“umanesimo integrale” maritainiano.

Le Suore Francescane dell’Immacolata sono un ordine religioso di diritto pontificio, che si distingue per la giovane età media, per il numero delle vocazioni e soprattutto per il rigore con cui vivono il loro carisma, secondo la Regola bollata di san Francesco d’Assisi. Una parte di esse esercita un intenso apostolato missionario dall’Africa, al Brasile, alle Filippine, mentre un’altra parte ha abbracciato la vita contemplativa, in spirito di profonda austerità e preghiera. Le Suore, ispirandosi al modello di san Massimiliano Maria Kolbe, gestiscono case editrici, radio, riviste di grande diffusione popolare, come “Il Settimanale di Padre Pio”. Questo apostolato di conquista, unito all’amore per la Tradizione, è certamente una delle cause dell’odio che si è addensato su di loro e sui confratelli Francescani.

L’11 luglio 2013, il cardinale Braz de Aviz ha affidato il governo dei Francescani dell’Immacolata, ad un “commissario apostolico”, che in meno di un anno è riuscito a disgregare l’ordine, costringendo i migliori Frati a chiedere le dispense dai loro voti, per uscire da un Istituto ormai ridotto a un campo di rovine e poter vivere in altro modo la propria vocazione.

Il caso delle Francescane che ora si apre è ancora più grave di quello dell’Istituto maschile. Il pretesto per la “visita” e poi per il commissariamento dei Frati fu la presenza di un piccolo e aggressivo gruppo di “dissidenti”, incoraggiato e alimentato dall’esterno. Nessuna dissidenza si è manifestata invece tra le Suore, che vivono in spirito di unione e carità fraterna. Francescane e Francescani dell’Immacolata, devono essere soppressi soprattutto per il loro avvicinamento alla Tradizione, in conflitto con la prassi della maggior parte degli Istituti di Vita consacrata. Diciamo avvicinamento perché le due congregazioni francescane sono nate e si situano al di fuori del mondo “tradizionalista”.

Di fronte allo sfascio teologico e pastorale del post-concilio, esse hanno manifestato un attaccamento all’ortodossia della Chiesa che contrasta con la creatività dottrinale e liturgica oggi imperante. La congregazione per i religiosi considera questo sentire cum ecclesia “tradizionale” incompatibile con il sentire cum ecclesia “vaticansecondista”.

La Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata commise un palese abuso di potere quando pretese di interdire ai Francescani dell’Immacolata la celebrazione della Messa secondo il Rito romano antico. E i Frati commisero un altrettanto evidente errore quando accettarono di rinunciare alla celebrazione della Messa tradizionale. Essi giustificarono la loro rinuncia sulla base di due motivi: l’obbedienza e il bi-ritualismo. Ma il problema di fondo non è il mono o il bi-ritualismo.

Il fatto è che la Messa tradizionale non è mai stata abrogata e non può esserlo e che tutti i sacerdoti conservano il diritto a celebrarla. Il cardine del Motu proprio di Benedetto XVI Summorum Pontificum del 7 luglio 2007 sta in quella riga che concede ad ogni sacerdote il diritto di «celebrare il Sacrificio della Messa secondo l’edizione tipica del Messale Romano promulgato dal B. Giovanni XXIII nel 1962 e mai abrogato, come forma straordinaria della Liturgia della Chiesa». Si tratta di una legge universale della Chiesa che conferma la Bolla Quo primum di san Pio V (1570). Mai nessun sacerdote è stato punito, o potrebbe esserlo per aver celebrato la Messa tradizionale. Mai potrà essere imposto a dei fedeli, laici o suore che siano, di rinunciare al bene di un Rito canonizzato dall’uso di quasi due millenni di storia della Chiesa.

L’obbedienza è una virtù, forse la più alta. Ma il problema che oggi si pone nella Chiesa è a chi e a che cosa si debba obbedire. Quando l’obbedienza alle autorità umane, invece di perfezionare la vita spirituale, la pregiudica, mettendo a repentaglio la propria salvezza, deve essere vigorosamente rifiutata, perché bisogna obbedire a Dio prima che agli uomini (Atti, 5, 29).

Forse il cardinale Braz de Aviz vuole spingere le suore a passare in massa alla Fraternità San Pio X, per poter dimostrare che non c’è spazio possibile tra i tradizionalisti “scismatici” e la Chiesa “conciliare”. Egli sembra dimenticare però due cose: in primo luogo che molti vescovi e addirittura intere conferenze episcopali si trovano oggi separati dalla fede della Chiesa in misura molto maggiore di quanto non sia separata la Fraternità San Pio X dalle autorità ecclesiastiche; in secondo luogo che il diritto canonico permette alle Suore e ai Frati di essere sciolti dai loro voti per riorganizzarsi nella forma di un’associazione privata di fedeli, vivendo la propria vocazione al di fuori di ogni arbitraria imposizione (canoni 298-311).

La congregazione dei Religiosi rifiuterebbe a 400 suore le dispense dei voti che dovessero chiedere? Sarebbe una brutale violazione di quella libertà di coscienza di cui oggi tanto si parla, e così spesso a sproposito. La dottrina tradizionale della Chiesa considera inviolabile la libertà di coscienza in foro interno, perché nessuno può essere forzato nelle sue scelte, ma nega tale libertà nell’ambito pubblico, o foro esterno, perché solo la verità, e non l’errore ha diritti. I fanatici del Vaticano II teorizzano la libertà religiosa in foro esterno, riconoscendo i diritti di tutti i culti e le sette, ma la negano in foro interno, processando le intenzioni e invadendo l’ambito della coscienza individuale.

Ma è possibile imporre con la forza, a Frati e Suore, di restare all’interno di un istituto religioso in cui non si riconoscono, perché ne è stata distrutta l’identità? Il principio secondo cui salus animarum suprema lex, è il fondamento non solo del diritto canonico, ma della vita spirituale di ogni battezzato, che deve avere come regola irrinunciabile del proprio agire la salvezza della propria anima.

Se, in questa prospettiva, qualcuno, seguendo la retta coscienza, volesse resistere agli ordini ingiusti che cosa lo aspetterebbe? Un abbraccio dialogante e misericordioso o la dura politica del bastone? Espulsioni, censure, sospensioni a divinis, scomuniche e interdetti sono ormai riservate solo a chi si mantiene nella fede ortodossa?

Un’ultima domanda è per il momento senza risposta. Il bastone del cardinale Braz de Aviz è in aperta contraddizione con la politica di misericordia di papa Francesco o ne costituisce una singolare espressione?» (Roberto de Mattei)

 

Messa in Rito Romano antico di Mons. Bux a Bacoli

Domenica scorsa, 18 maggio 2014, Mons. Nicola Bux ha celebrato il Santo Sacrificio della Messa secondo l’Usus Antiquior del Rito Romano presso la Parrocchia di “S. Anna, Gesù e Maria” di Bacoli. La reazione dei numerosi fedeli di ogni età presenti al Sacro Rito è stata unanimemente entusiastica, tanto che molti si son recati in sagrestia a chiedere al Parroco di ripetere l’ “esperienza” periodicamente. Auguriamo di tutto cuore ai fedeli della bella terra di Bacoli di riuscire ad avere al più presto una Messa tridentina stabile.

Prossimamente seguirà il resoconto della conferenza del sabato precedente. Anticipo solo che Sua Eminenza il Cardinale Crescenzio Sepe, Arcivescovo Metropolita di Napoli, ha paternamente inviato un indirizzo di augurio e di saluto ai partecipanti.

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Lectio magistralis del Prof. Roberto de Mattei a Linarolo (PV)

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Traggo da Unafides, che riprende a sua volta da qui, la trascrizione dell’intervento tenuto dal prof. Roberto de Mattei in occasione della Giornata della buona stampa cattolica a Linarolo (PV) il primo maggio scorso. Mi ha particolarmente colpito non solo per la profonda erudizione e la penetrante capacità di analisi, ma anche e soprattutto per la capacità straordinaria di esporre il tutto con cristallina chiarezza.

“L’importanza della Tradizione
nell’ora presente

 

di Roberto de Mattei

 

L’epoca della sicurezza

Cento anni fa, nel maggio del 1914, governava la Chiesa san Pio X e regnava sul vasto Impero austroungarico l’imperatore Francesco Giuseppe.

Nelle cerimonie del venerdì santo si pregava per la Chiesa e per l’Impero: “Oremus et pro christianissimo Imperatore nostro ut Deus et Dominus noster subditas illi faciat omnes barbaras nationes, ad nostram perpetuam pacem” e si aggiungeva: “Onnipotens sempiterne Deus, in cuius manu sunt omnium potestates et omnium iura regnorum: respice ad Romanorum benignus Imperium; ut gentes, quae in sua feritate confidunt, potentiae tuae dextera comprimantur”.

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