Aggiornamenti

Cari Amici,

Non aggiorno il blog dallo scorso 7 agosto, festa del grande San Gaetano, e me ne scuso. In questi mesi, in ogni caso, non siamo rimasti inattivi.

Lo scorso 23 settembre una delegazione di fedeli dei Coetus napoletani colpiti dall’infame decreto di mons. Battaglia si è recata a Largo Donnaregina e ha consegnato a un componente della segreteria arcivescovile la petizione per il ripristino delle SS. Messe in Rito Romano antico soppresse, sottoscritta da 250 fedeli.

https://www.ilroma.net/news/attualita/841472/delegazione-di-fedeli-bussa-alla-curia-ci-faccia-pregare-in-latino.html

https://www.napolitoday.it/social/manifestazione-fedeli-curia-napoli-settembre.html

La medesima petizione è stata inviata anche al Card. Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI.

https://www.ilroma.net/news/attualita/841839/i-fedeli-della-messa-in-latino-inviano-una-petizione-al-cardinale-zuppi.html

Articolo de Il Mattino

Ad oggi nessuna risposta è pervenuta, né da parte del futuro card. Battaglia né da parte del Card. Zuppi, che pure, interpellato da un giornalista, aveva assicurato per lo meno un riscontro ufficiale.

Nel frattempo, alcune testate giornalistiche hanno inserito la vicenda delle soppressione delle Messe nel piú ampio contesto del clima di tensioni che in questi mesi sta vivendo la curia partenopea, fra lettere anonime, dossier e la triste vicenda giudiziaria che sta travolgendo la gestione della Facoltà Teologica di Capodimonte.

https://www.ilroma.net/news/attualita/842261/curia-di-napoli-nel-panico-e-caccia-a-chi-protesta.html

http://www.iustitia.it/14_ottobre_24/documenti/apertura.htm

https://gazzettadelsud.it/articoli/cronaca/2024/10/15/tensione-nella-diocesi-di-napoli-caccia-ai-corvi-e-lettere-anonime-nel-mirino-larcivescovo-calabrese-domenico-battaglia-84d6058a-a783-4864-94ac-0af13fe132fb/?utm_source=immediafeed&utm_medium=feed&utm_campaign=hp_nazionale

Della vicenda ha parlato anche il noto blog Messainlatino, evitando però accuratamente (e inspiegabilmente!) qualsiasi accenno alla vicenda della soppressione delle Messe (d’altra parte, perché mai un sito che si chiama Messainlatino dovrebbe occuparsene?).

https://blog.messainlatino.it/2024/10/curia-di-napoli-quarta-puntata-le-ire.html?m=1

Vicinanza ai Coetus è stata invece espressa dal Prof. Roberto de Mattei, a margine di un incontro a Napoli in memoria del compianto Agostino Sanfratello.

https://www.ilroma.net/news/cultura/842511/il-papa-attenti-alle-critiche-di-chi-vuole-distruggere-la-chiesa.html

Con l’annunziata nomina a Cardinale del nostro Arcivescovo, alcuni siti cattolici di area anglofona hanno pubblicato un resoconto, sia pur sintetico, di tali vicende.

https://www.pillarcatholic.com/p/cardinal-elect-targeted-by-poison

Appare evidente che la Curia di Napoli non ha la minima intenzione di tornare sui suoi passi e di venire incontro alle legittime richieste dei fedeli. Allo stato attuale la Messa in rito romano antico resta consentita ai soli sacerdoti dell’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote, che dispongono, in questo momento, di tre chiese: quella del Rosariello (piazza Cavour), quella del convento delle Suore del loro istituto a Barra e San Giacomo degli Spagnoli (di proprietà dell’Arciconfraternita dei Nobili Spagnoli), oltre alla cappella della loro casa a Corso Lucci. Sacerdoti napoletani che pure, prima del decreto dello scorso aprile, celebravano la Messa tradizionale con il permesso di Battaglia si sono visti ritirati l’autorizzazione dallo stesso Arcivescovo, come pure ci risulta che la stessa sia stata negata a sacerdoti di passaggio che chiedevano di poter celebrare more antiquo nella Chiesa di San Giacomo.

Nonostante l’oggettiva difficoltà della presente situazione, i Coetus napoletani sono determinati ad andare avanti e a continuare a protestare contro questo infelice provvedimento dell’Arcivescovo, che priva molti fedeli della possibilità di assistere alla Santa Messa in Rito Romano antico e crea un’odioso monopolio che, tra l’altro, difficilmente potrà giovare anche allo stesso Istituto che lo detiene, come la Storia insegna. A tal fine, in sinergia con la sezione napoletana dell’Associazione Una Voce e con la Fondazione Il Giglio, i Coetus fidelium napoletani promuovono per il prossimo venerdí 22 novembre, ore 18.00, Hotel Renaissance Mediterraneo, un incontro-dibattito sull’applicazione del motu proprio Traditionis Custodes nella diocesi di Napoli, durante il quale interverranno, fra gli altri, Don Nicola Bux e lo scrittore cattolico Guido Vignelli. Un invito a prendere la parola è stato rivolto allo stesso Mons. Battaglia e al delegato arcivescovile per la Liturgia Mons. Nicola Longobardo, nella speranza che vogliano accettarlo per esporci una buona volta le ragioni del loro provvedimento e piú in generale della loro ‘politica’ nei riguardi del Rito Romano antico.

Domenica 6 ottobre 2024, Supplica alla Regina delle Vittorie, da recitare alle ore 12.00

Testo originale della Supplica alla Madonna di Pompei del Beato Bartolo Longo:

«I. O Augusta Regina delle vittorie, o Vergine sovrana del Paradiso, al cui nome potente si rallegrano i cieli e tremano per terrore gli abissi, o Regina gloriosa del Santissimo Rosario, noi tutti, avventurati figli Vostri, che la bontà Vostra ha prescelti in questo secolo ad innalzarvi un Tempio in Pompei, qui prostrati ai Vostri piedi, in questo giorno solennissimo della festa dei novelli vostri trionfi sulla terra degl’idoli e dei demoni, effondiamo con lacrime gli affetti del nostro cuore, e con la confidenza di figli Vi esponiamo le nostre miserie.

Deh! da quel trono di clemenza ove sedete Regina, volgete, o Maria, lo sguardo Vostro pietoso verso di noi, su tutte le nostre famiglie, sull’Italia, sull’Europa, su tutta la Chiesa; e Vi prenda compassione degli affanni in cui volgiamo e dei travagli che ne amareggiano la vita. Vedete, o Madre, quanti pericoli nell’anima e nel corpo ne circondano: quante calamità e afflizioni ne costringono! O Madre, trattenete il braccio della giustizia del Vostro Figliuolo sdegnato e vincete colla clemenza il cuore dei peccatori: sono pur nostri fratelli e figli Vostri, che costarono sangue al dolce Gesù, e trafitture di coltello al Vostro sensibilissimo Cuore. Oggi mostratevi a tutti, qual siete,Regina di pace e di perdono.

Salve Regina.

II. È vero, è vero che noi per primi, benché Vostri figliuoli, coi peccati torniamo a crocifiggere in cuor nostro Gesù, e trafiggiamo novellamente il Vostro Cuore. Sì, lo confessiamo, siamo meritevoli dei più aspri flagelli. Ma Voi ricordateVi che sulla vetta del Golgota raccoglieste le ultime stille di quel sangue divino e l’ultimo testamento del Redentore moribondo. E quel testamento di un Dio, suggellato col sangue di un Uomo-Dio, Vi dichiarava Madre nostra, Madre dei peccatori. Voi, dunque, come nostra Madre, siete la nostra Avvocata, la nostra Speranza. E noi gementi stendiamo a Voi le mani supplichevoli, gridando: Misericordia!

Pietà Vi prenda, o Madre buona, pietà di noi, delle anime nostre, delle nostre famiglie, dei nostri parenti, dei nostri amici, dei nostri fratelli estinti, e soprattutto dei nostri nemici, e di tanti che si dicono cristiani, e pur dilacerano il Cuore amabile del vostro Figliuolo. Pietà, deh! pietà oggi imploriamo per le nazioni traviate, per tutta l’Europa, per tutto il mondo, che torni pentito al cuor vostro. Misericordia per tutti, o Madre di Misericordia.

Salve Regina.

III. Che Vi costa, o Maria, l’esaudirci? Che Vi costa il salvarci? Non ha Gesù riposto nelle Vostre mani tutti i tesori delle sue grazie e delle sue misericordie? Voi sedete coronata Regina alla destra del Vostro Figliuolo, circondata di gloria immortale su tutti i cori degli Angeli. Voi distendete il Vostro dominio per quanto son distesi i cieli, e a Voi la terra e le creature tutte che in essa abitano sono soggette. Il Vostro dominio si estende fino all’inferno, e Voi sola ci strappate dalle mani di Satana, o Maria.

Voi siete l’Onnipotente per grazia. Voi dunque potete salvarci. Che se dite di non volerci aiutare, perché figli ingrati ed immeritevoli della Vostra protezione, diteci almeno a chi altri mai dobbiamo ricorrere per essere liberati da tanti flagelli.

Ah, no! Il Vostro Cuore di Madre non patirà di veder noi, Vostri figli, perduti. Il Bambino che noi vediamo sulle Vostre ginocchia, e la mistica corona che miriamo nella Vostra mano, c’ispirano fiducia che noi saremo esauditi. E noi confidiamo pienamente in Voi, ci gettiamo ai Vostri piedi, ci abbandoniamo come deboli figli tra le braccia della più tenera fra le madri, ed oggi stesso, sì, oggi da Voi aspettiamo le sospirate grazie.

Salve Regina.

Chiediamo la benedizione a Maria.

Un’ultima grazia noi ora Vi chiediamo, o Regina, che non potete negarci in questo giorno solennissimo. Concedete a tutti noi l’amore Vostro costante, e in modo speciale la Vostra materna benedizione. No, non ci leveremo dai Vostri piedi, non ci staccheremo dalle Vostre ginocchia, finché non ci avrete benedetti.

Benedite, o Maria, in questo momento, il Sommo Pontefice. Ai prischi allori della Vostra Corona, agli antichi trionfi del Vostro Rosario, onde siete chiamata Regina delle vittorie, deh! aggiungete ancor questo, o Madre: concedete il trionfo alla Religione e la pace alla umana società. Benedite il nostro Vescovo, i Sacerdoti e particolarmente tutti coloro che zelano l’onore del Vostro Santuario.

Benedite infine tutti gli Associati al Vostro novello Tempio di Pompei, e quanti coltivano e promuovono la divozione al Vostro Santo Rosario.

O Rosario benedetto di Maria; Catena dolce che ci rannodi a Dio; Vincolo di amore che ci unisci agli Angeli; Torre di salvezza negli assalti d’inferno; Porto sicuro nel comune naufragio, noi non ti lasceremo mai più. Tu ci sarai conforto nell’ora di agonia; a te l’ultimo bacio della vita che si spegne. E l’ultimo accento delle smorte labbra sarà il nome Vostro soave, Regina del Rosario della Valle di Pompei, o Madre nostra cara, o unico Rifugio dei peccatori, o sovrana Consolatrice dei mesti. Siate ovunque benedetta, oggi e sempre, in terra e in cielo. Così sia.

Salve Regina».

7 agosto 2024: festa di San Gaetano

Cari Amici,

Oggi è la festa di San Gaetano Thiene, Patrono, assieme a Sant’Andrea Avellino, del nostro Coetus fidelium. È un giorno di grande festa, anche se rattristato dall’impossibilità di poterci riunire, come negli scorsi anni, sulla Sua tomba per il santo Sacrificio della Messa, a séguito dell’infame decreto dell’Arcivescovo di Napoli Mimmo Battaglia. Tale dispositivo, com’è ormai noto, riconosce come unici luoghi deputati ad accogliere la celebrazione della S. Messa tradizionale la Chiesa del Rosariello, affidata ai preti francesi dell’Istituto Cristo Re, e la Chiesa di San Giacomo degli Spagnoli, proprietà di un’Arciconfraternita di Nobili Spagnoli, dove la celebrazione è parimenti a cura dell’istituto di Cristo Re. Di fatto, si è determinata una curiosa situazione di monopolio delle celebrazioni della S. Messa tradizionale nelle mani di un’unica società di vita apostolica, che esclude qualunque altra realtà (laicale o sacerdotale) che, legittimamente, non si riconosca nella spiritualità, nelle forme rituali e nell’impostazione proprie di quest’ultima ed intenda invece sviluppare, all’interno della Chiesa e in ubbidienza ai suoi pastori, un percorso differente. Nel nostro caso, si trattava della spiritualità teatina, del grande patrimonio musicale gregoriano, eseguito in conformità con le piú recenti acquisizioni della critica e non in base a discutibili prassi esecutive d’Oltralpe, e della grande musica organistica italiana e tedesca. Ma non siamo gli unici ad esser stati colpiti: la scure della ‘misericordia’ arcivescovile si è abbattuta con violenza anche sul Coetus fidelium del quartiere Chiaia, che promuoveva, sotto la guida di un sacerdote napoletano, la celebrazione della S. Messa tradizionale ogni primo sabato del mese, e sul gruppo di San Ferdinando, che da anni attendeva, invano, il ripristino delle celebrazioni in Rito Romano antico, interrottesi con il sopraggiungere dell’emergenza sanitaria.

Abbiamo tentato di avviare una trattativa con la Curia, ma, nonostante la disponibilità dimostrataci, a titolo meramente personale, dal Delegato Arcivescovile per la Liturgia tradizionale, Mons. Nicola Longobardo, l’Arcivescovo e i suoi collaboratori si sono rifiutati di fare qualsiasi concessione, invitandoci – molto clericalmente – all’ubbidienza (sostenendo tra l’altro un’interpretazione del decreto che risulta in re in contraddizione con il testo dello stesso: ma su questo punto torneremo in un’altra occasione).

A questo punto, i Coetus fidelium napoletani hanno deciso di promuovere un appello pubblico all’Arcivescovo di Napoli e, per conoscenza, al Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Card. Matteo Zuppi. In pochi giorni sono state già raccolte oltre duecento firme, che coinvolgono il mondo accademico, imprenditoriale, appartenenti a diversi ordini professionali e fedeli, ma contiamo di raccoglierne molte altre nelle prossime settimane. Chi lo desideri (non solo all’interno della diocesi di Napoli), può scaricare l’appello e compilare il modulo, restituendolo firmato all’indirizzo di posta elettronica del blog.

Preghiamo San Gaetano di intervenire e di porre fine a questo iniquo decreto che, senza alcuna plausibile ragione, priva decine dei fedeli della S. Messa tradizionale.

Quare tristis es, anima mea, et quare conturbas me? Spera in Deo, quoniam adhuc confitebor illi, salutare vultus mei et Deus meus.

In memoriam: Licio Lenzi, padre di Don Giorgio Lenzi

Apprendiamo con profonda tristezza la notizia della pia dipartita del Signor Licio Lenzi, padre del nostro carissimo amico Don Giorgio Lenzi, avvenuta nella mattina di ieri lunedí 5 giugno 2024. Il Coetus fidelium San Gaetano e Sant’Andrea Avellino, in unione con P. Aleksander Sebastian Iwaszczonek, esprime a Don Lenzi sentite condoglianze e assicura preghiere in suffragio dell’anima benedetta di suo padre

Requiem aeternam dona ei, Domine, et lux perpetua luceat ei: requiescat in pace.

Mese di Maggio 2024, XXIX giorno

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29 maggio 2024, meditazione di Padre Vincenzo Cuomo.

Propongo di séguito la trascrizione di una catechesi tenuta da Padre Cuomo il 6 luglio del 2006, dedicata alla preghiera e, in modo particolare, al Santo Rosario:

Catechesi per gli uomini del giovedì – 06 luglio 2006

Stasera dobbiamo parlare un pochino di un argomento che è basilare per la vita cristiana, senza del quale non si può vivere la vita cristiana: la preghiera. Il concetto di preghiera qual è? Preghiera è elevazione della mente e del cuore a Dio. Sostanzialmente, si prega quando la mente è rivolta a Dio, pensa a Dio e quando il cuore ama Dio. Potete immaginare, allora, che non è preghiera il dire delle formule senza anima, senza riflettere su quello che si sta dicendo e, soprattutto, senza amore. Preghiera è tutto l’essere umano che si unisce a Dio. Pregare è stare in colloquio d’amore con Dio. Per essere in colloquio d’amore, la mente deve parteciparvi e il cuore deve amare. Se mancano questi due elementi, è soltanto un imbroglio, non è una preghiera. 

La preghiera è di due tipi: preghiera privata, preghiera pubblica, preghiera comunitaria. La preghiera privata: io e Dio, io e la Madonna, io e i miei Santi Patroni, io e il mio angelo custode. Ecco! Preghiera privata: mi metto chiuso in casa, in camera, prima di dormire o appena svegliato e la mia mente ed il mio cuore si rivolge a Dio.

Preghiera comunitaria: quando non sono solo, ma unito agli altri fratelli prego, insieme con gli altri. E questa preghiera comunitaria diventa preghiera ufficiale, liturgica, quando si tratta della celebrazione della Messa e del Breviario. L’Ufficio Divino è preghiera liturgica, preghiera ufficiale della Chiesa. Anche se io mi metto solo solo a dire il Breviario, io sono la Chiesa che prega, in quel momento. Vedete, noi, per esempio, quando facciamo i nostri pellegrinaggi a Lourdes e a Fatima, io do in mano a tutti i pellegrini il libro della liturgia delle ore. Ci mettiamo a dire alla mattina le Lodi, al pomeriggio il Vespro. Quella è preghiera liturgica, cioè è la Chiesa che prega e noi siamo inseriti nella Chiesa che prega. Questa è preghiera liturgica. Quando andiamo a Messa, la Messa è sempre preghiera liturgica, mai preghiera privata. Noi dobbiamo partecipare all’una e all’altra. Partecipare alla preghiera privata, perché ci sono dei momenti in cui io a Dio devo parlare. Ecco. Mi metto a colloquio con Dio. E alla preghiera liturgica perché devo riconoscere che appartengo ad una famiglia, la famiglia dei figli di Dio. Anche in famiglia, la preghiera fatta dalla famiglia è una preghiera comunitaria. Si uniscono il marito e la moglie e questo, poiché è comunitaria, provoca certamente la presenza di Gesù, perché Gesù ha detto: “Dove ci sono due o tre riuniti in nome mio, io sto in mezzo a loro”. Marito e moglie stasera: “Vogliamo dire un po’ di preghiera”, qualunque sia la preghiera, Gesù mantiene la promessa: non sono in due, ma sono in tre, perché c’è Gesù presente. Comprendete questo quanto è importante? Ecco.

La preghiera si esprime in tre momenti, i tre modi, ma è sempre preghiera, quando la mente ed il cuore sono occupati da Dio: quando io parlo con Dio (o da solo od insieme agli altri); quando Dio parla a me ed io lo ascolto – ed è necessario ascoltare la parola di Dio! -; quando io parlo di Dio. Noi ci siamo radunati, abbiamo detto una preghiera insieme, un’Ave Maria alla Madonna, un’invocazione: abbiamo noi parlato con Dio. Adesso, siccome non stiamo dicendo delle favole, né raccontando delle barzellette, ma stiamo parlando di cose spirituali, è Dio che parla a noi, anche questa è preghiera. Voi siete così attenti; io sono commosso dal vedere la vostra partecipazione, la vostra attenzione alle spiegazioni che fa Padre Cuomo. Così, capita che, se voi parlate con un amico, in qualunque modo in cui voi trasmettete ad una persona o ad un gruppo di persone le idee di Dio, le cose di Dio, parlate di Dio, anche quello è preghiera! Quindi, preghiera è: 1) parlare con Dio; 2) ascoltare la parola di Dio; 3) parlare di Dio agli altri. 

Quello che, tuttavia, mi preme, stasera, di spiegarvi un pochino, è fermarmi su una preghiera che è a portata di tutti, facile e difficile allo stesso tempo: il Rosario. Stiamo attenti. Voglio sottolineare anche un altro concetto. Pregare per quelli che non pregano, per quelli che non vogliono ascoltare la parola di Dio. Il Vangelo della Messa di ieri raccontava un episodio triste, bello da una parte e triste da un’altra. Bello, perché Gesù, nella zona dei Gadareni, liberò due ossessi furiosi da una legione di diavoli. Quei due poveri sventurati erano posseduti da circa duemila diavoli. Chiesero a Gesù di mandarli in una mandria di porci e Gesù diede il permesso di andare nei porci. I duemila diavoli entrarono in queste povere creature che sono i porci, i quali si precipitarono nel mare di Galilea e  morirono affogati. Bello questo miracolo di Gesù, questa potestà di Gesù. Tristi, però, le conseguenze: uscirono gli abitanti di quella zona, andarono da Gesù e, in pratica, gli dissero: “Vattenne, non te vulimmo; fan’ce o piacere, vattenne a’ n’auta parte”. Triste, triste: Gesù veniva a liberarli da questa presenza malefica, ma a loro piaceva di vivere la loro vita.

Parliamo del Rosario. Il Rosario non è dire un Padre nostro e dieci Ave Maria. Soltanto il Rosario è, nello stesso tempo, preghiera mentale e preghiera orale. È, nello stesso tempo, orazione e contemplazione. Che differenza c’è, direte, fra orazione e contemplazione? Orazione è quando io dico una formula di preghiera (Padre Nostro, Ave Maria). Contemplazione è quando io non dico una formula di preghiera, ma la mia mente è occupata da problemi spirituali. Non dico niente con la bocca, non esprimo una formula di preghiera, ma penso a Dio, peno alla misericordia di Dio, penso alla bontà di Dio, penso all’amore infinito di Dio per noi povere creature umane. Quando questo pensiero m’invade la mente, si chiama contemplazione. 

Il Rosario, per essere vero Rosario, deve essere insieme orazione e contemplazione. Prima contemplazione e poi orazione. Ed è così bello, il Rosario, perché è il  Vangelo dei poveri.  Che significa il Vangelo dei poveri? È il Vangelo degli analfabeti. Anche uno che non sa leggere e scrivere, se ha imparato i misteri del Rosario- stanno tante vicchiarelle che nun sanno leggere e scrivere, però sanno o’ Rusario buono- cosa succede quando dicono il Rosario? Senza accorgersene, leggono il Vangelo, perché, come è strutturato il Rosario, specialmente adesso, dopo che il Papa Giovanni Paolo II ha introdotto i misteri della Luce, è il Vangelo completo. Allora, io, prima di dire il Padre Nostro e le dieci Ave Maria, mi fermo anche un pochino sul mistero e mi accorgo che il Rosario mi fa vivere tutta la vita di Gesù Cristo. 

Misteri gaudiosi. L’annuncio dell’Angelo: il Vangelo comincia con l’annunzio di S. Gabriele Arcangelo alla Madonna. La Madonna che visita Santa Elisabetta: è il Vangelo. Gesù che nasce a Betlemme: è il Vangelo.  La purificazione di Maria e la Madonna che porta il Bambino Gesù al Tempio di Gerusalemme: è il Vangelo. Gesù che viene ritrovato a dodici anni nel tempio di Gerusalemme: è il Vangelo.

Misteri della Luce: Gesù che comincia la sua vita pubblica. Il Battesimo nel fiume Giordano, poi Gesù alle nozze di Cana, con la Madonna; Gesù che predica il Vangelo; Gesù che è trasfigurato sul monte Tabor; Gesù presente in mezzo a noi nell’Eucaristia: sono i cinque misteri della Luce.

Poi, viene il periodo della sofferenza di Gesù: Gesù che è condannato a morte, Gesù che soffre. Gesù che agonizza nell’orto degli ulivi. Tutta la Passione e Morte di Nostro Signore Gesù Cristo: sono i misteri dolorosi.

Poi viene la conclusione: l’ultimo capitolo è quello della gloria. Gesù risorge, Gesù ascende al Cielo, Gesù manda lo Spirito Santo, Maria è assunta anima e corpo in Paradiso, noi speriamo di essere anche noi, un giorno, con Maria glorificata in Cielo per tutta l’eternità. 

Come vedete, è una preghiera meravigliosa, il Rosario, quando, però, viene recitato in questo modo. Cioè, non è dire un Padre Nostro e dieci Ave Maria e ho fatto tutto. Devo fermarmi sui misteri e trovare anche un aggancio con la mia vita. Ecco.

Il Rosario davanti a Gesù Sacramentato. Come è bello il Rosario davanti a Gesù Sacramentato. Guardo Gesù Sacramentato e mi ricordo tutta la Sua vita. Misteri gaudiosi, misteri della luce, misteri dolorosi, misteri gloriosi. Il Rosario mi ricorda che io sono in cammino verso l’eternità, che un giorno anch’io parteciperò alla gloria degli Angeli e dei Santi in Paradiso insieme con Maria. Potremmo dire, quando si dice il Rosario in  casa, in famiglia, è come una specie di “Messa familiare”. Cercate, voi uomini, di invogliare le vostre donne a dire, anche se non tutto, un po’ di Rosario, prima di andare a letto, prima di dormire, così che la giornata viene sigillata da Dio e richiusa nel nome di Dio e, se c’è stata qualche mancanza, qualche cosa che non è andata bene, il Signore ci assolve, perché la preghiera ci purifica anche dalle colpe.

La Corona del Rosario deve essere benedetta. È indulgenziata. Se io dico il Rosario davanti a Gesù Sacramentato, già questo Rosario mi fa guadagnare l’indulgenza plenaria. Anche il Rosario detto in famiglia dà l’indulgenza plenaria. 

Io, cinquantanove anni fa, quando sono stato ordinato Sacerdote, mi iscrissi all’Unione Missionaria del Clero e, fra i benefici e le facoltà date dal Papa agli iscritti all’Unione, c’era anche questo: benedire con un semplice segno di Croce le Corone del Rosario ed annettere a quelle Corone l’indulgenza plenaria. 

Domanda

Risposta:

Quando diciamo il Rosario, siamo come Bernardetta a Lourdes. Cosa faceva la Madonna? Quando Bernardetta faceva il segno di Croce, se lo faceva pure la Madonna. Quando Bernardetta diceva il “Gloria al Padre”, lo diceva anche la Madonna. Quando Bernardetta diceva “ Padre Nostro che sei nei cieli”, lo diceva anche la Madonna. Quando Bernardetta diceva l’Ave Maria, la Madonna stava in silenzio e glorificava il Padre Celeste.